“Viaggio tra simpatia/colori frizzanti e passione/ambiguità sessuale”
Sfogliando il mio libro sui manifesti ne ho trovato uno del 1921 di L.Cappiello rappresentante il Bitter Campari e mi è venuta subito in mente la pubblicità di qualche anno fa dello stesso prodotto con il motto “Red Passion”.
Vi descrivo il manifesto, così come lo vedo.

Nel manifesto c’è un pagliaccetto molto simpatico
con una tuta tossa a pois, è avvolto in un una buccia d’arancia sbucciata a spirale,
ha un cappellino in testa e in mano tiene il Campari.
Ha una buffa espressione e la sua immediata simpatia non può che strapparci
un sorriso, il suo movimento è vivace,per niente rigido, sembra voler saltare fuori,
i colori sono frizzanti, ma stesi in modo piatto escono vivacemente dallo scuro sfondo nero.
Un’altra di Primo Sinodico anch’essa del 1921; un po’ meno vivace, molto semplice, pulita.
Con il solito sfondo scuro, questa volta blu notte, un tavolino a “ferro di cavallo” non lineare e non rispecchiando regole prospettiche occupa tutto il manifesto. E’ un tavolo bianco messo in risalto solo da contorni blu, non molto pieno, dove vengono rappresentati cibi e bevande, anch’esse bianche contornate da linee blu. In tutto il manifesto viene messo in risalto la bottiglia rossa “animata” con braccia e gambe del Campari mentre “si versa” nel bicchiere.
Altri manifesti Campari:

Ve la ricordate la famosa pubblicità Passione Rossa in cui erano presenti allusioni esplicite alla dimensione amorosa ed erotica, quella del Campari è un esempio.
Non ricordo di quale anno, ma è da un bel po’ che non va in onda.
Ma chi non la ricorda?
Un duello tra due pretendenti che si sfidano con il fioretto alla mano, mentre su una lussuosa macchina una bellissima donna sorseggia una bevanda e li osserva. I due combattono per lei, ad un tratto una goccia di sangue sul volto di uno dei due e una goccia di bibita sul vestito della donna.

Poi ce ne era un'altra con un uomo e due donne sedute al tavolo, una sorta di triangolo amoroso in cui alla fine si percepiva un rapporto tra le due protagoniste e se non erro anche lì c’era il segno rosso sangue sul viso.
Fanno parte delle poche pubblicità che mi hanno colpito e ogni volta che andavano in onda le guardavo sempre come fosse la prima volta, è il famoso sfregio rosso sangue sul viso mi “scioccava” un po’…
e la voce finale e sensuale: “Red Passion”

Visto che nei miei ultimi post vi ho parlato di pubblicità e fotografia volevo parlarvi anche del mio adorato Tolouse Lautrec il quale rientra nel contesto pubblicità visto che nel ‘800 era uno dei maggiori esponenti dei manifesti pubblicitari.
Lo ricordate tutti come il piccolo nano artista che passò la sua vita nei bordelli di Parigi, per me è il più grande ed espressivo pittore di quel periodo.
Che rappresentò al meglio i momenti vissuti nel Moulin Rouge.

Prima nella pubblicità si riconosceva il segno artistico .La pubblicità era arte. Toulouse dipingeva e rappresentava quello che vedeva, una rappresentazione così avvolgente e vicina alla realtà che era impossibile distinguere e dividere la pubblicità dal segno artistico. 