postato da paintme alle ore 12:04
martedì, 30 maggio 2006

Oggi non ho molto da scrivere, ho visitato un pò di blog... lascio questa immagine e un link al blog di AmeliePoulain07
perchè è semplicemente fantastico quel post


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categoria : cinema, letteratura, emozioni

postato da paintme alle ore 13:18
venerdì, 17 marzo 2006

LA TV NELLA LETTERATURA

 
Fino ad ora i miei post non si sono mai interessati alla letteratura, però, qualche giorno fa, mentre sistemavo la mia camera, ho ritrovato un libro, ho cominciato a sfogliarlo e mi è balzato subito agli occhi un breve testo di Italo Calvino…
Volevo riportare in questo post pezzi del brano, perché è veramente interessante..

 

“Il mio pollice si abbassa indipendentemente dalla mia volontà: di momento in momento, a intervalli regolari, sento il bisogno di premere, di schiacciare, di scoccare un impulso improvviso come un proiettile; se era questo che volevano dire quando m’hanno concesso la seminfermità mentale, hanno visto giusto. Ma sbagliano se credono che non ci fosse un disegno, un’intenzione ben chiara del mio comportamento.

                                                               […]

 Se non mi fermo a guardare nessuno di questi programmi è perché il programma che cerco io è un altro, e io so che c’è, sono sicuro che non è nessuno di questi, questi li trasmettono solo per trarre in inganno e scoraggiare chi come me è convinto che sia l’altro programma quello che conta.
Per questo continuo a passare da un canale all’altro.
Non perché la mia mente sia incapace di concentrarsi. Al contrario: la mia attenzione è già proiettata su qualcosa che non posso assolutamente mancare
                                                                  […].

Intanto il vero programma sta percorrendo le vie dell’etere su una banda di frequenza che io non conosco. C’è una stazione sconosciuta che sta trasmettendo una  storia che mi riguarda, la mia storia,
l’unica storia che può spiegarmi chi sono, da dove vengo, dove sto andando.
                                                               […]
Poi sono uscito per le vie col telecomando nascosto sotto un’ala del mantello, puntato come un’arma. Al processo hanno detto che odiavo la città.
Non è vero. Amo e ho sempre amato la nostra città  (…) So che la nostra città potrebbe essere la più felice del mondo, so che lo è, non qui sulla lunghezza d’onda in cui io mi muovo, ma su un’altra banda di frequenza, è li che la città in cui ho abitato per tutta la mia vita diventa il mio habitat..
                                                         […]

“condizionato dal bisogno compulsivo di cambiare continuamente canale, un telespettatore impazzisce e pretende di cambiare il mondo a colpi di telecomando”
Dicevano di me. Ma non era così.

Allora hanno escogitato un’altra teoria, adatta a farmi rinsavire. E’ la teoria secondo la quale si ha un bel cambiare canale ma il programma è sempre lo stesso…il messaggio è uno solo da tutte le stazioni perché tutto e tutti facciamo parte di un unico sistema; e anche fuori dal video,
il sistema invade tutto e non lascia spazio che a cambiamenti di apparenza.
Dunque che io mi agiti tanto con la mia tastiera non serve a niente perché dal sistema non riuscirò mai a scappare.

Per me ciò che conta nel mondo non sono le uniformità ma le differenze. So anche che passare da canale a canale ha l’impressione di un’unica minestra; e so anche che i casi della vita sono stretti da una necessità che  non li lascia variare più di tanto:
ma è in quel piccolo scarto che sta il segreto, la scintilla che mette in moto la macchina delle conseguenze, per cui le differenze poi diventano notevoli, grandi, e addirittura infinite.

Guardo le cose intorno a me tutte storte e penso che un niente sarebbe bastato per portare a conseguenze diverse. Cose così semplici e naturali, che m’aspettavo sempre che stessero per svelarsi da un momento all’altro:
pensare questo e premere i pulsanti del telecomando era un tutt’uno.

 

Ma la polizia mi teneva d’occhio da tempo. Quella volta che tra la folla vidi scendere i protagonisti del grande incontro dei Capi di Stato, mi feci largo e m’intrufolai.

Non feci in tempo ad alzare il braccio con il telecomando puntato. che mi furono tutti addosso, per quanto protestassi che non volevo interrompere la cerimonia ma solo vedere cosa davano sull’altro canale, per curiosità, solo per pochi secondi.”

 

Perdonatemi se ho scritto troppo, mi sono fatta trascinare dal racconto l’avrei scritto tutto!!!
Non potevo riassumerlo, non avreste colto molti particolari di questo testo e l’ironia finale del racconto.
Questo brano è stato scritto nel 1984, “la confusione tra realtà e dimensione televisiva” è il primo tema con cui la televisione entra protagonista nella letteratura italiana.


Italo Calvino “Ultimo Canale”

 

 

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categoria : letteratura, tv