



LA TV NELLA LETTERATURA
Fino ad ora i miei post non si sono mai interessati alla letteratura, però, qualche giorno fa, mentre sistemavo la mia camera, ho ritrovato un libro, ho cominciato a sfogliarlo e mi è balzato subito agli occhi un breve testo di Italo Calvino…
Volevo riportare in questo post pezzi del brano, perché è veramente interessante..
“Il mio pollice si abbassa indipendentemente dalla mia volontà: di momento in momento, a intervalli regolari, sento il bisogno di premere, di schiacciare, di scoccare un impulso improvviso come un proiettile; se era questo che volevano dire quando m’hanno concesso la seminfermità mentale, hanno visto giusto. Ma sbagliano se credono che non ci fosse un disegno, un’intenzione ben chiara del mio comportamento.
[…]
Per questo continuo a passare da un canale all’altro.
Non perché la mia mente sia incapace di concentrarsi. Al contrario: la mia attenzione è già proiettata su qualcosa che non posso assolutamente mancare
[…].
Intanto il vero programma sta percorrendo le vie dell’etere su una banda di frequenza che io non conosco. C’è una stazione sconosciuta che sta trasmettendo una storia che mi riguarda, la mia storia,
l’unica storia che può spiegarmi chi sono, da dove vengo, dove sto andando.
[…]
Non è vero. Amo e ho sempre amato la nostra città (…) So che la nostra città potrebbe essere la più felice del mondo, so che lo è, non qui sulla lunghezza d’onda in cui io mi muovo, ma su un’altra banda di frequenza, è li che la città in cui ho abitato per tutta la mia vita diventa il mio habitat..
[…]
Dicevano di me. Ma non era così.
il sistema invade tutto e non lascia spazio che a cambiamenti di apparenza.
Dunque che io mi agiti tanto con la mia tastiera non serve a niente perché dal sistema non riuscirò mai a scappare.
ma è in quel piccolo scarto che sta il segreto, la scintilla che mette in moto la macchina delle conseguenze, per cui le differenze poi diventano notevoli, grandi, e addirittura infinite.
pensare questo e premere i pulsanti del telecomando era un tutt’uno.
Ma la polizia mi teneva d’occhio da tempo. Quella volta che tra la folla vidi scendere i protagonisti del grande incontro dei Capi di Stato, mi feci largo e m’intrufolai.
Non feci in tempo ad alzare il braccio con il telecomando puntato. che mi furono tutti addosso, per quanto protestassi che non volevo interrompere la cerimonia ma solo vedere cosa davano sull’altro canale, per curiosità, solo per pochi secondi.”
Perdonatemi se ho scritto troppo, mi sono fatta trascinare dal racconto l’avrei scritto tutto!!!
Non potevo riassumerlo, non avreste colto molti particolari di questo testo e l’ironia finale del racconto.

Viaggio Spasmodico
Andata:
Vagoni ardenti...
alla mia destra uno strano tizio (forse professore di lettere) con la musica "a palla"
deep purple o led zeppelin.
Davanti a me un pover uomo, salito all'ultimo momento sul treno in partenza,
respirava a
f a t i c a.
Vicino al pover uomo una donna era intenta a leggere qualcosa per me incomprensibile.
Ritorno:
Clima tiepido...
treno impregnato di
stanchi viaggiatori.
Una strana signora comincia a farmi le più assurde domande
(..non si fidava delle mie risposte).
Un uomo stanco comincia a russare..
anche lui respirava a
f a t i c a.